Precetti buddhisti riguardanti il cibo

Print Friendly, PDF & Email

Parte di una serie di brevi discorsi sul significato e lo scopo delle preghiere di offerta del cibo che sono recitate quotidianamente alla Sravasti Abbey.

  • Il punto di vista buddhista sul digiuno
  • Come i praticanti mantengono i precetti buddhisti riguardanti il cibo
06-06-16 Buddhist Precepts Regarding Food – BBCorner

Questa volta vorrei parlare un po’ del digiuno e dei precetti che riguardano il cibo.

A proposito del digiuno. Il Buddha non consigliava nessuna rigida pratica ascetica, anzi era completamente contrario ad esse. Le aveva provate su di sé quando passò sei anni a meditare con i suoi cinque compagni dall’altro lato del fiume di Bodh Gaya e divenne così magro che quando si toccava l’ombelico poteva sentire la colonna vertebrale. Naturalmente quando il corpo è deperito e affamato questo andrà a influenzare la chiarezza mentale, perciò il Buddha non consigliava queste pratiche di estrema austerità.

Naturalmente alcuni buddhisti possono decidere, ad esempio, di fare un digiuno a base di succhi o di altro tipo, ma questo non riguarda la loro pratica buddhista. Se decidono di farlo allora devono stare davvero attenti a come questo influenza la loro mente e anche, come Lama Yeshe spesso diceva, a non farsi un trip ascetico.

Il tipo di ascesi che il Buddha consigliava era ad esempio quello che noi (i monaci e gli anagarika) abbiamo di non mangiare dopo mezzogiorno e prima dell’alba del giorno successivo. Ci sono diversi motivi per farlo. Alcune tradizioni seguono questo precetto alla lettera e altre no.

Vivere con la questua

I motivi erano, in primo luogo, che a quel tempo il sangha era itinerante, quindi i monaci si recavano nelle città con le ciotole per la questua. Non mendicavano. Mendicare significa chiedere cibo. Ma loro non mendicavano. Raccoglievano la questua. Questo significa che camminavano tenendo la ciotola, si fermavano in un punto, e se le persone volevano dare qualcosa bene, altrimenti passavano alla casa successiva. Non mendicavano il cibo. Perciò non è “una ciotola per l’elemosina, per mendicare “, è una ciotola per la questua. Sono cose diverse. In questo caso il linguaggio è importante.

I monaci, poiché dipendevano dalla questua, dovevano tenere in considerazione i bisogni dei laici. Se avessero fatto la questua mattino mezzogiorno e sera sarebbero stati a questuare tutto il giorno e avrebbero avuto ben poco tempo per meditare perché sarebbero dovuti andare al villaggio, raccogliere la questua, tornare indietro, mangiare e a quel punto sarebbe stata probabilmente ora di uscire di nuovo per raccogliere qualcosa per il pranzo, poi tornare indietro e mangiare… avrebbe preso troppo tempo.

In secondo luogo non è molto rispettoso verso i laici perché quelli che desiderano fare offerte dovrebbero cucinare tutto il giorno. Perciò molti dei nostri precetti sono nati perché i laici hanno detto “questo non è molto pratico per noi” e quindi il Buddha fece un precetto al riguardo.

In terzo luogo se consumi un pasto pesante la sera spesso la mente si annebbia, ti senti intorpidito e assonnato. Quindi visto che vogliamo avere una mente sveglia durante la meditazione preferiamo evitare un pasto pesante la sera.

Inoltre, un’altra ragione è che prima che il Buddha stabilisse questo precetto c’erano dei monaci che andavano in città e, a causa del buio, non vedevano dove stavano andando perciò scivolavano nelle latrine, pestavano la cacca di altri o la cacca degli animali. Tutto questo era sgradevole. Poi quando arrivavano alla porta dei laici, alcuni pensavano che fossero fantasmi perché fuori era buio e all’improvviso sbucava dal nulla una strana figura misteriosa, a volte olezzante di escrementi perché li avevano pestati entrando in città e tutto questo spaventava i laici.

Queste sono alcune delle regioni alla base del precetto di non mangiare dopo mezzogiorno e prima dell’alba del giorno successivo.

Cultura e geografia

In India questo metodo funzionava bene. Il cibo era molto sostanzioso. Inoltre a quel tempo il Buddha non vietava il consumo di carne. Alcune persone hanno dei corpi che richiedono carne e quindi non era vietata.

Inoltre, l’India è quasi all’equatore perciò non passa tantissimo tempo tra il mezzogiorno e l’alba successiva. Se provi a fare la stessa cosa in Svezia in estate sarà difficile, alla fine avrai veramente tanta fame. Perciò penso che, quando il buddhismo si diffonde in altre culture, con diversi climi, diverse condizioni di vita, diverse aspettative da parte dei laici, sia necessario fare delle modifiche.

Per esempio, quando il buddhismo si diffuse in Cina, poiché era una tradizione Mahayana erano vegetariani, perciò ritenevano che fosse più salutare avere tre pasti al giorno, perciò il pasto della sera era chiamato “pasto medicinale”. Nella tradizione cinese la sera non offrono veramente il cibo, lo vedono come una medicina. In realtà dovremmo sempre vedere il nostro cibo come una medicina, in qualsiasi orario della giornata. Ma loro usano questo termine “pasto medicinale” per ricordare che lo mangiamo come se fosse una medicina per sostenere il nostro corpo e la nostra salute così da poter praticare.

Inoltre in Cina molti monaci uscirono dalle città. Non volevano restare in città e in villaggio perché c’erano sempre delle questioni burocratiche e con il governo, e poi si sarebbero ritrovati invischiati nella politica. Invece, soprattutto i praticanti della tradizione Chan, andavano sulle montagne a meditare, perciò dovevano coltivare il loro cibo, che è un’altra cosa che a noi non viene permesso fare perché nell’antica India i laici erano sopratutto contadini, e se sei un contadino passi tutto il tuo tempo nei campi e non c’è tempo per meditare. Ma nella tradizione Zen (Chan) quando si trasferivano in montagna dovevano coltivare il loro cibo perché erano troppo lontani dalla città perché potessero andare a fare la questua o perché i laici potessero andare al monastero a offrire il cibo.

Il buddhismo in Tibet: non c’è molta frutta e verdura. C’era principalmente carne, latticini e tsampa (farina d’orzo). Perciò avevano l’abitudine di mangiare carne. Da quando sono venuti in India Sua Santità e alcuni altri si sono impegnati molto per ridurre la quantità di carne consumata. E adesso nei monasteri non si mangia carne nelle funzioni di gruppo. Sua Santità ha detto anche che nei centri di Dharma in occidente quando si tiene una funzione di gruppo non si dovrebbe servire la carne. Qui da noi all’Abbazia non consumiamo mai carne; sto spiegando queste cose per gli altri.

Sua Santità sta anche cercando di stimolare la gente a mangiare più frutta e verdura, ma tutti sappiamo che le abitudini alimentari sono dure a morire. Ma ci si continua a provare.

Non mangiare dopo mezzogiorno

Per ciò che riguarda il precetto di non mangiare dopo mezzogiorno e prima dell’alba del giorno seguente, ci sono alcune eccezioni nella versione tibetana del vinaya, la versione che seguiamo, la Mulasarvastivada. Una è che se sei malato è accettabile mangiare di sera. Questo implica anche che se hai bisogno di mangiare per mantenerti in buona salute così da poter praticare, allora puoi farlo. Se sei in viaggio e non ti trovi in un luogo dove puoi fare la questua prima di mezzogiorno, allora è permesso mangiare dopo. Oppure se sei colto da un temporale e sei bagnato fradicio. Là non avevano la neve. Ma sei fradicio. Perciò se c’era un tempo brutto allora potevi anche mangiare di sera. Al giorno d’oggi, poiché abbiamo dei monasteri, dobbiamo fare del lavoro fisico per il mantenimento degli edifici e della proprietà. Nei tempi antichi erano soprattutto itineranti, e il solo periodo in cui erano fermi in un posto quando il Buddha era in vita era durante il varsa; per quei tre mesi di solito c’era uno sponsor che metteva a disposizione una residenza e offriva il cibo. Questo perché i monaci non facevano pindapata (la questua) durante l’estate, perché avrebbero dovuto camminare e lo scopo del ritiro era camminare poco perché c’erano tanti insetti sul terreno. Perciò c’erano di solito uno o più benefattori che fornivano al sangha di quell’area il cibo in quel periodo.

Al giorno d’oggi in America la maggior parte di noi non fa pindapata. Penso di avervi già detto che alcuni dei nostri amici della Shasta Abbey lo facevano, così come ad Abayaghiri, e dovettero farsi rilasciare un permesso per le manifestazioni dalle autorità locali perché i monaci camminavano in fila. E poi caspita anche che la gente non capisce quello che stai facendo. Una volta andai con la Reverenda Meiko e i suoi monaci a fare pindapata. Non raccoglievano solo cibo per quel giorno ma anche provviste. Inviarono un avviso in precedenza così le attività commerciali sapevano cosa stava succedendo. Nella tradizione Zen (o Chan) suonano un campanello così le persone sanno che stanno arrivando e quindi vengono fuori, alcuni con cibo già pronto, la maggior parte con provviste. Poi c’era anche una fila di laici dietro di noi che, quando le nostre ciotole (avevamo quelle grandi) erano troppo piene le prendevano e le portavano al monastero. È una bella tradizione da conservare. Al giorno d’oggi richiede una certa pianificazione. I nostri amici Theravada quando vanno in città di solito informano in precedenza i loro sostenitori che si mettono tutti in fila pronti a donare. Se si facesse proprio come nell’antica India non ci sarebbe bisogno di un campanello, di dirlo in precedenza ai propri sostenitori: semplicemente si camminerebbe per la città. Ma se lo facessimo qui probabilmente ci ritroveremmo affamati, inoltre la gente potrebbe lamentarsi del sangha. In Cina quando hanno provato a fare il pindapata in città la gente si lamentava. Li avevano scambiati per mendicanti e avevano detto: “Non vogliamo dei mendicanti qui”. Questo potrebbe senz’altro accadere anche nel nostro paese.

Mantenere i precetti

Ogni individuo deve decidere da sé come mantenere i precetti riguardo al cibo. Penso che sia bene, la prima volta che li prendete, essere piuttosto rigidi e digiunare dopo pranzo più a lungo possibile. E se a un certo punto avete dei problemi di salute, potete spiegarlo a Buddha, avere una piccola conversazione con Buddha durante la meditazione, richiedere il suo permesso e poi mangiare con consapevolezza vedendo il cibo come medicina. Ma va molto bene, se potete, andare avanti a non mangiare dopo mezzogiorno. Io lo feci per i primi cinque anni della mia ordinazione, poi ebbi molti problemi perciò chiesi ai miei insegnanti e loro mi dissero di mangiare.

Un’altra cosa è che quando mangiano i monaci dovrebbero restare concentrati sulla ciotola. Nel nostro pratimoksha ci sono molti precetti che riguardano la corretta etichetta. Non devi masticare con la bocca aperta, sbattere la bocca, guardare attorno quello che stanno facendo gli altri. Non guardi nelle ciotole degli altri pensando: “Oh, loro ne hanno preso più di me. Oh, guarda cosa hanno fatto, guarda cosa hanno fatto!”. Devi prestare attenzione alla tua ciotola, non a quelle degli altri. Dopo devi lavare la tua ciotola. Devi trattare la tua ciotola con rispetto, non toccarla con le mani sporche. Cose del genere.

Nyung-ne

[Rispondendo al pubblico] Sì, stanno per cominciare il Ramadan. La pratica di digiuno che abbiamo noi è il nyung-ne. Comprende gli otto precetti. Gli otto precetti possono essere presi come ordinazione pratimoksha per un giorno, oppure possono essere presi come ordinazione Mahayana per un giorno. Noi li prendiamo come ordinazione Mahayana. Se sei un monaco non ti è permesso di prendere i precetti pratimoksha di un giorno perché è un’ordinazione inferiore e tu ne hai già una superiore. Ma prendere i precetti Mahayana è possibile. Quando prendi i precetti Mahayana, è simile a quello che abbiamo già detto, non mangi dopo mezzogiorno e prima del giorno successivo. È così che funziona il precetto. Il mio insegnante Zopa Rinpoche lo faceva sempre consumando un pasto solo al giorno. Se fai così mangi attorno all’ora di pranzo e finisci il pasto prima di mezzogiorno.

Quando fai nyung-ne segui questa pratica il primo giorno e hai un pasto solo -a meno che tu non faccia dei nyung-ne consecutivi, in qual caso nei giorni in cui mangi hai sia colazione che pranzo. Negli altri momenti hai delle restrizioni anche riguardanti le bevande. Ad esempio non puoi bere un bicchiere di latte, troppo sostanzioso. O qualcosa in cui hai messo molta polvere proteica o lo yogurt o cose del genere. Deve essere misto ad acqua. Nessun succo di frutta con polpa. Anche se era molto interessante vedere in Thailandia che là bevevano il succo di frutta con la polpa, e alcuni di loro mangiavano formaggi, zenzero candito e cioccolata. Hanno le loro idee riguardo ciò che è permesso e ciò che non è permesso ma non ci entrerò.

Il secondo giorno del nyung-ne non mangi, non bevi e non parli, e questo per tutto il giorno. E poi rompi il digiuno la mattina del terzo giorno.

Alcuni potrebbero dire: “Non è un po’ estremo? Mia madre sarebbe sconvolta se passassi un’intera giornata senza mangiare e senza bere, questo non si fa nella mia cultura…” Ma questo tipo di… Ma nyung-ne si fa per una ragione specifica, e davvero aiuta a rafforzare la tua pratica spirituale perché indirizza la tua mente al rifugio e alla meditazione su Chenrezig. Non è estrema perché è solo un giorno senza mangiare e bere e ce la si fa benissimo. Inoltre ci dà la possibilità di pensare a come deve essere per quelle persone che, a differenza nostra, non possono scegliere, che non lo fanno per uno scopo virtuoso, ma che tuttavia non possono mangiare e bere per un giorno perché non hanno né cibo né bevande.

Domande e risposte

[Rispondendo al pubblico] Se mantieni i precetti in maniera stretta, che è un’ottima cosa… Di sicuro devi lavorare con la mente, perché inizi davvero ad analizzare cosa è la fame e cosa è l’abitudine. E cosa è un’abitudine fisica e cosa è un’abitudine mentale-emozionale. Quando dici: “Mi sento deprivato”, è più che altro una cosa emotiva. Nasce soprattutto quando ad esempio pensi: “Oh, ieri pomeriggio hanno fatto qualcosa di veramente buono, gli altri l’hanno potuto mangiare, ma io dopo pranzo non mangio e al mattino non ce n’era più e io non l’ho potuto mangiare”. Giusto? Poi facciamo come dei bambini piagnucolanti di tre anni e allora dobbiamo ricordarci, perché stiamo mantenendo questo precetto? Lo manteniamo perché è stato stabilito da Buddha, ha un motivo, e quindi accettiamo che se qualcosa viene servito più tardi e noi non riusciamo a prenderlo, vivremo lo stesso. E comunque anche quando facciamo tre pasti, ho notato che certe cose arrivano e io non sono mai riuscita a prenderne neanche un po’. Non so quando sono state messe fuori, ma di certo non è stato quando i miei grandi occhi e la mia grande bocca erano in giro [risate]. Perciò accettiamo tutto questo. È così che vanno le cose.

Molti di noi sono cresciuti in famiglie, il figlio più grande lo sa sempre, in cui devi dividere tutto esattamente altrimenti i fratelli minori si lamentano che non hai fatto la divisione giusta, che ti sei preso più cose buone e gli hai dato le cose cattive. Ma dobbiamo crescere e andare oltre quel tipo di mente, giusto? Dobbiamo andare oltre. È semplice, qualunque cosa la gente offre, qualsiasi cosa ci sia, noi la mangiamo. A volte ci mettono dentro troppo sale, allora possiamo diluire con l’acqua. A volte non mettono abbastanza sale per i nostri gusti, pazienza. Considerala la tua pratica. Oppure te ne vai là e aggiungi un sacco di salsa di soia, di Bragg, un sacco di sale, un sacco di questo e quello… e poi ti viene la pressione alta. Congratulazioni [risate]. Perciò cerchiamo di mangiare in un modo sano e anche di prestare davvero attenzione alla nostra mente.

[Rispondendo al pubblico] Anche i precetti monastici permettono la colazione e il pranzo. Quando prendiamo gli otto precetti Mahayana solo per un giorno, allora tutti mangiano un solo pasto al giorno. Ma ad esempio quando la gente viene per i ritiri, se prendono i precetti Mahayana per un certo numero di giorni, allora gli dico che va bene fare colazione e pranzo, perché è permesso all’interno di quel precetto.

Inglese version: Buddhist precepts regarding food

Find more on these topics: , , , , , , ,