Lavorare sull’attaccamento al cibo

Print Friendly, PDF & Email

Parte di una serie di brevi discorsi sul significato e lo scopo delle preghiere di offerta del cibo che sono recitate quotidianamente alla Sravasti Abbey.

  • Metodi per lavorare sull’attaccamento al cibo
  • Considerare le cause e i risultati del cibo che mangiamo
  • Offrire il cibo come metodo per ridurre l’attaccamento
  • Mindfulness mentre si mangia
06-02-16 Working with Attachment to Food – BBCorner

Continuiamo la discussione sul cibo, sul mangiare e su come lavorare con l’attaccamento quando mangiamo.

Un metodo consigliato, che funziona molto bene… noi mangiamo il cibo e lo mastichiamo. Quando è nel piatto sembra così delizioso e abbiamo tantissimo attaccamento. Poi lo mastichiamo. Se noi sputassimo il cibo che abbiamo masticato lo mangeremmo? Ci sembrerebbe disgustoso, no? È interessante: il minuto prima, quando è nel piatto, è meraviglioso ma, dopo trenta secondi in bocca, se lo sputassimo sembrerebbe disgustoso e non lo mangeremmo.

Se pensiamo all’aspetto del cibo quando scende nel nostro sistema digestivo, e com’è quando esce alla fine del processo, certamente non avremmo tanto attaccamento, no? Quindi se abbiamo un forte attaccamento al cibo è bene ricordare che il cibo non ha un’esistenza intrinseca.

Prima di tutto, le sue cause. Viene dalla terra. Certamente non usciremmo in giardino a mangiare della terra. Sì, è da qui che vengono la verdura e la frutta. Poi naturalmente dopo averlo mangiato non ci sembra così bello. È strano, no? Sia le cause del cibo che i suoi risultati non li mangeremmo, non sono molto appetitosi, ma in qualche punto nel mezzo pensiamo che il risultato della causa e la causa del risultato sia delizioso in maniera intrinseca. Non è curioso? È molto strano come noi esseri umani pensiamo. Non ha molto senso a pensarci bene. Perciò questo è un ottimo modo per ridurre il nostro attaccamento al cibo.

Naturalmente anche sedersi e fare la meditazione che siamo soliti fare quando lo offriamo riduce l’attaccamento verso di esso perché lo diamo via. Lo abbiamo offerto a Buddha, al Dharma e al Sangha, perciò non sarebbe di certo molto appropriato essere attaccati a ciò che appartiene a Buddha. Questo non creerebbe un buon karma, no? Sarebbe come offrire qualcosa sull’altare e poi avere l’acquolina in bocca e pensare: “Buddha per favore dammi questo cibo”. Lo abbiamo offerto quindi non appartiene più a noi. Perché ci attacchiamo ad esso? Questo è un altro antidoto che ci può aiutare a ridurre l’attaccamento al cibo.

Come ho detto prima, l’attaccamento al cibo… A volte, se sei un nuovo arrivato nel Dharma può sembrare che sia il tuo attaccamento peggiore. Si dice che l’attaccamento al cibo non è niente confronto l’attaccamento al sesso, alla reputazione, all’amore, agli elogi e all’approvazione.

Una volta ero a un raduno di monaci buddhisti occidentali. Stavamo parlando dell’addestramento mentale, di come addestriamo le nostre menti e i problemi che abbiamo. C’era un monaco Theravada che spiegava che viveva in Thailandia e là la gente offre dei pasti meravigliosi ai monaci, e lui andava pazzo per il mango. Tutti i giorni offrivano dei manghi e lui poteva vedere questo incredibile attaccamento verso il mango che usciva fuori. Ci disse di quanto lavoro doveva fare sulla sua mente per gestire l’attaccamento al mango, calmare la mente e così via.

Io dovevo parlare subito dopo e dissi: “Sai, per me, se lavorare sul mio attaccamento al mango fosse stata la cosa più grossa che dovevo fare nei primi anni di addestramento, sarebbe stata una passeggiata. Invece il mio insegnante mi inviò a mettere in riga i monaci italiani, che erano molto macho”. E poi parlai della mia esperienza nel lavorare con loro. Sapete, quello che si cerca sono le lodi e l’approvazione, non essere incolpata di cose che non hai fatto. O che la gente scriva al tuo insegnante e gli dica che sei la cosa peggiore che sia mai capitata al centro di Dharma, solo perché volevi che la gente andasse alla puja invece che al lavoro.

Comunque quello che voglio dire è di non preoccuparvi troppo del vostro attaccamento al cibo e poi entrare in crisi “Ahhhhh, sono così attaccato al cibo, questo è…” Lavora con l’attaccamento e la rabbia che sono la fonte dei problemi principali della tua vita. E poi piano piano con gentilezza lavora sul tuo attaccamento al cibo. Lo dico perché ho visto così tanta gente dire cose tipo: “Non posso mangiare perché ho troppo attaccamento”. Questo non è molto salutare.

Mindfulness

Vorrei parlare un po’ della mindfulness mentre si mangia. È piuttosto interessante. Ero solita insegnare al Cloud Mountain Retreat Center, e come molti di voi sanno lì si tengono ritiri di gruppi diversi: i praticanti Zen, i Theravada, anche quelli di tradizione tibetana. I miei amici che stavano là mi dissero che potevano capire di che tradizione era il ritiro dal modo in cui la gente mangiava. I praticanti Zen entravano, si sedevano, cantavano le loro preghiere, poi mangiavano e il cibo scompariva in cinque minuti. Non restava più nulla. Facevano le loro recitazioni alla fine di tutto e poi se ne andavano. Il gruppo di vipassana, di tradizione Theravada, entrava camminando in maniera estremamente lenta. Alzavano il piede, lo spostavano in avanti, lo appoggiavano a terra, spingevano. Alla fine arrivavano alla sedia e si sedevano. Poi prendevano la forchetta molto lentamente col cibo, la mettevano in bocca, e poi…(mastica lentamente). E il pasto durava dai 45 minuti a un’ora. Più che altro un’ora, perché prestavano attenzione al sapore di ogni boccone. I Tibetani entravano con passo normale, dicevano le loro preghiere, si sedevano, mangiavano, finivano, tutto normale, e poi se ne andavano.

Vedete come diverse tradizioni hanno pratiche diverse per aiutarci ad affrontare l’attaccamento. I praticanti Zen mangiano molto velocemente perché quando mangi velocemente non c’è tempo per essere attaccati. Tutti devono finire nello stesso momento e non puoi essere l’ultimo. Quindi mangi tutto in fretta. I praticanti Theravada mangiano molto lentamente. Loro coltivano l’insight. I miei amici monaci Theravada di solito non mangiano così. Ma la gente che pratica l’insight mastica molto lentamente, con piena consapevolezza del sapore e di ogni movimento. E quando lo fai in realtà ti viene voglia di mandare giù in fretta perché la sensazione del cibo in bocca dopo un po’ diventa sgradevole. Posso mandare giù e bere qualcosa? In questo modo perdi davvero l’attaccamento. E capisci anche che quando ti siedi pensi di sapere che gusto avrà, poi quando lo mangi non ha veramente proprio lo stesso sapore che pensavi. Magari il primo morso sì, ma poi man mano che lo mastichi e senti quella poltiglia in bocca pensi “Non è questo il sapore che pensavo avesse la torta al cioccolato”. O gli spaghetti. Qualunque cosa. È interessante vedere tutti questi diversi modi di lavorare con la mente mentre mangiamo.

Entrambi questi modi funzionano, mangiare molto velocemente o molto lentamente. Penso che anche mangiare normalmente funzioni. Personalmente penso che la cosa essenziale sia la nostra motivazione quando mangiamo e che la motivazione sia molto più importante del dover per forza essere consapevole di ogni movimento della mascella mentre mastichi. È utile prestare attenzione a tutto questo per diminuire l’attaccamento, ma torniamo alla visualizzazione che facciamo noi, offrire il cibo al Buddha e i Buddha inviano luce attraverso il nostro corpo. Questo è un altro modo per non avere attaccamento al cibo, perché lo offriamo, non ci appartiene. Perciò mangiamo ad una velocità normale.

Ci sono modi diversi per mangiare con consapevolezza. Farlo in maniera mindful, consapevole, non vuole dire per forza farlo lentamente. Penso anche che essere consapevoli della nostra motivazione quando mangiamo sia davvero importante. Le cinque contemplazioni in realtà riguardano avere mindfulness mentre mangiamo.

Nella tradizione cinese, quando fanno le cinque contemplazioni non si limitano a recitarle all’inizio per poi scordarle, ma le tengono a mente anche mentre mangiano. Occorre tenere a mente le cause, le condizioni e la gentilezza degli altri grazie a cui riceviamo il cibo. Siamo consapevoli del cibo come medicina. Ci ricordiamo che il nostro scopo nella vita è generare bodhicitta e ottenere il pieno risveglio, perciò abbiamo la determinazione di mangiare con quel tipo di intenzione. Queste cinque contemplazioni sono un altro modo di mangiare con mindfulness, con consapevolezza.

Dico questo perché al giorno d’oggi si usa così tanto la parola “mindfulness” da non sapere più cosa significhi. Potremmo chiamarle, invece delle cinque contemplazioni, le cinque mindfulness prima di mangiare.

Inglese version: Working with attachment to food

Find more on these topics: , , , , , ,