Versi dopo i pasti

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Parte di una serie di brevi discorsi sul significato e lo scopo delle preghiere di offerta del cibo che sono recitate quotidianamente alla Sravasti Abbey.

  • Offrire ai preta
  • Mantra per purificare gli errori commessi
  • Dedicare in particolare a coloro che ci offrono cibo
  • Dedicare a coloro che ci hanno danneggiato
05-25-16 Verses After Meals – BBCorner

Dopo il pasto facciamo un’offerta agli spiriti affamati. Nella tradizione cinese lo fanno prima del pasto. Noi lo facciamo dopo. Prendi un po’ del cibo avanzato -di solito c’è un po’ di riso o pane o qualcos’altro che puoi stringere in mano chiudendo il pugno. Spesso blocchi il pugno con l’altra mano (vedi video) ma non è indispensabile. Devi usare il cibo che hai mangiato perché gli spiriti affamati non possono nutrirsi di cibo fresco per via del loro karma. Il loro karma gli impedisce di vedere il cibo fresco come qualcosa di commestibile.

Al tempo di Buddha c’era uno spirito affamato madre -la parola sanscrita per “spirito affamato” è “preta”- che uccideva gli esseri umani, li derubava e prendeva i loro figli per nutrire i propri. Buddha vide che tutta questa gente scompariva, i bambini piccoli scomparivano, e chiese cosa stesse succedendo. La mamma preta disse: “Ho 500 figli affamati e devo nutrirli”. E Buddha rispose “È meglio essere vegetariani e smettere di uccidere; i miei discepoli ti nutriranno ogni giorno e così avrai cibo per i tuoi figli e non dovrai uccidere nessun altro essere vivente per ottenerlo”. Questa è la storia che sta dietro le offerte ai preta.

Noi la facciamo tutti i giorni dopo pranzo. Col cibo in mano, diciamo questo mantra:

om utsita bandi ashibya soha
(per offrire ai preta)

Immaginiamo che il cibo si trasforma in un beato nettare di saggezza e che il mantra aiuta i preta a vederlo come qualcosa di commestibile. Poi di solito lo si butta sul pavimento o al centro del tavolo e si schioccano le dita per invitare i preta a venire.

Se lo fai all’interno e ti ritrovi con i pezzetti di cibo dappertutto, poi dopo il pasto li prendi e li porti fuori. Talvolta all’Abbazia abbiamo l’abitudine di far girare tra le persone dei pezzetti di pane che le persone assaggiano e poi usiamo quelli. Ma ancora meglio è se mangi del riso o del pane, metti da parte un po’ di quello che avevi preso nel piatto e poi usi quello. Penso che questo sia meglio piuttosto che dare a tutti alla fine del pasto una cosa extra.

Naturalmente non lo fai con gli spaghetti o l’insalata, sarebbe un gran pasticcio. Lo fai con qualcosa che puoi facilmente tenere in mano.

Poi di solito recitiamo il mantra della perfezione della saggezza…

tayata gate gate paragate parasamgate bodhi soha

…prima di schioccare le dita, perché ci ricorda che il cibo entra nella vacuità e poi ne fuoriesce come qualcosa di commestibile per tutti i preta. Poi lo gettiamo a terra o sul tavolo. E se vuoi puoi immaginare tutti i preta che vengono a prenderlo e sono appagati perché lo hai visualizzato come enorme e con la capacità di soddisfare la loro fame e sete. Questa è la visualizzazione. È una pratica di generosità.

Qui all’Abbazia dovremmo farlo tutti i giorni perché si dice che ci siano alcuni preta che si abituano e quindi si presentano tutti i giorni. Proprio come noi ci presentiamo tutti i giorni a mangiare. Cibo, cibo. I preta vengono tutti i giorni: “cibo, cibo”. Perciò anche nei giorni in cui facciamo nyung-ne, se c’è qualcuno che non lo fa, dobbiamo essere sicuri che ci sia un’offerta ai preta così che possano ricevere qualcosa.

Poi recitiamo:

chomdenday deshin shegpa drachompa yangdagpar tsogpay sangye
rinchen okyi gyalpo may o rabtu selwa la chag tsal lo (3x)

Traduzione: mi prostro al bhagavan, al tathagata, all’arhat, al Buddha pienamente realizzato, vincitore della luce preziosa, luce di fuoco splendente.

Questo è tibetano.

Il prossimo:

nama samanta prabhara jaya tathagataya arhate samyaksam buddhaya
namo manjushriye kumara bhutaya bodhisattvaya mahasattvaya maha
karunikaya tayata om niralambha nirabhase jaya jaye lambhe mahamate
daki dakenam meparishvadha soha (3x)

Traduzione: questo è sanscrito. Anche questo è dedicato al tathagata, un arhat, un Buddha pienamente risvegliato, omaggio a Manjushri, al bodhisattva, al grande essere, al grande compassionevole…

E poi il resto del mantra proprio non so cosa significhi.

L’idea che c’è dietro la recitazione di questi due versi è che, se abbiamo accettato offerte di cibo ma abbiamo fatto un qualche errore nei nostri precetti o non stiamo facendo pienamente quello che dovremmo fare, queste recitazioni aiutano a purificare, perciò mentre lo si fa è bene immaginare Buddha, una luce che entra dentro di noi e purifica ogni nostro atto sbagliato.

Poi recitiamo la preghiera di dedica. I prossimi versi (non li faremo tutti oggi) provengono dalla tradizione tibetana e dedichiamo per tutti gli esseri senzienti ma in particolare per le persone che hanno donato cibo. Quindi tutti quelli di voi che sono venuti all’Abbazia e hanno fatto offerte di cibo e anche tutti quelli che inviano denaro alle persone a Coeur d’Alene e Spokane, che fanno la spesa e ce la portano qui. Quindi tutti quelli che contribuiscono al cibo della comunità, che è anche quello che condividiamo con tutti voi. Viene tutto da offerte, perciò dedichiamo per il benessere e progresso spirituale di tutta quella gente. Perché c’è un rapporto molto stretto tra chi pratica e chi li tiene in vita così che essi possano praticare. È un rapporto molto stretto. Quindi è naturale che vogliamo ringraziare queste persone e il modo migliore è dedicare per il loro benessere.

Iniziamo così:

Che tutti quelli che mi hanno offerto cibo possano ottenere la felicità della pace assoluta.

Ovvero che possano ottenere il nirvana.

Che tutti coloro che mi hanno offerto bevande, che mi hanno servito…

Quelli che hanno messo fuori il cibo, che hanno messo le ciotole sul tavolo e ci hanno servito, a volte mangi in dei posti dove ti mettono il cibo direttamente sul piatto. Può anche includere le persone che hanno trasportato il cibo e che lo hanno coltivato, perché tutti loro mi hanno servito in qualche modo. La gente che pulisce alla fine, che lava i piatti, le ciotole e le pentole e così via. Tutti questi.

…che mi hanno ricevuto,

Spesso il sangha mangia a casa di gente che li ha invitati. Le persone che ti hanno ricevuto sono quelli che ti hanno invitato per il sangha dana (offerta di cibo) a casa loro o a un ristorante.

che mi hanno onorato,

Se hai ricevuto l’ordinazione monastica e per questo motivo ti mostrano rispetto.

o che mi hanno fatto offerte…

Tutti quelli che ci fanno offerte, ad esempio un intero pasto, o ogni altro tipo di offerta che ci permette di restare in vita. Perciò penso che se hai un lavoro forse devi fare dediche per il tuo datore di lavoro che ti paga e ti offre il denaro che usi per stare in vita. Questo è gentile da parte sua. È interessante, invece di pensare: “Ho lavorato, l’ho guadagnato, dammelo” pensare: “Quando sono arrivato in questo mondo ero senza un soldo e guarda adesso tutto quello che ho e tutto questo è perché altra gente me lo ha dato”.

…che possano ottenere la felicità della pace assoluta.

Che possano conseguire il nirvana. Potrebbe essere il nirvana di un arhat, ma è meglio dedicare affinché conseguano il nirvana non dimorante di un buddha.

Possano tutti quelli che mi sgridano, che mi rendono infelice, che mi colpiscono, che mi attaccano con armi o mi danneggiano fino al punto di uccidermi, ottenere la felicità del risveglio. Che possano risvegliarsi pienamente allo stato insuperabile e perfettamente realizzato della Buddhità.

Ecco la parte più difficile. Il primo verso riguardava tutti quelli che mi trattano bene. Quindi, naturalmente, preghiamo per loro, gli facciamo dediche, che tutti loro possano ottenere il nirvana. Ma quelli che mi sgridano? Che vadano all’inferno. Quelli che mi rendono infelice? Che vadano a un inferno ancora peggiore. Questo è il nostro modo normale di pensare. Ma questo modo normale di pensare non è appropriato per una persona che riceve delle offerte. Perciò dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento, soprattutto l’atteggiamento mentale che giudica, critica, e dice solo: “La gente che mi tratta male, la metto nella categoria dei nemici, li scaravento fuori dalla finestra, sono irrecuperabili e li odierò per sempre…” Dobbiamo cambiare questo atteggiamento. Non puoi essere un praticante del Dharma e tenere quell’atteggiamento. Devi lavorarci sopra.

E se anche uno ti ha trattato in maniera orribile in questa vita o nelle precedenti, non importa, dobbiamo perdonare, per il nostro benessere e il nostro beneficio. Dobbiamo lasciare andare la rabbia. Non si tratta di dire che quello che hanno fatto era giusto, possiamo dire che quello che hanno fatto era inappropriato e dannoso, ma per il nostro stesso benessere non possiamo passare questa vita e le prossime restando attaccati al rancore e all’odio, perché siamo noi la persona che più di ogni altra soffre a causa di quanto è successo. Non si sente mai di un buddha che vuole vendicarsi. In tutte le storie delle vite precedenti di Buddha non si legge mai, nei Jataka: “Quando il Buddha era un bodhisattva egli decise di vendicarsi di qualcuno che gli aveva fatto del male”. No. Tutte le storie dicono che quando il Buddha era un bodhisattva egli perdonava, trovava il modo di comunicare con quella persona e trascurava quello che era accaduto. Perciò dobbiamo trasformare la nostra mente in questo modo.

La gente che ci sgrida, che ci urla addosso, che mette in evidenza i nostri difetti, che dice che quello che abbiamo fatto era sbagliato. Guardati attorno, sono cose che si vedono spesso. Sono anche le stesse persone che sono state gentili con te, che ti hanno servito, che ti hanno onorato e fatto offerte.

“La gente che ti rende infelice”. Tutta la gente che fa sì che noi ci piangiamo addosso: “Sono così infelice, il mondo è ingiusto, dovrei essere sempre felice e non lo sono ed è colpa loro”. Tutta questa gente che ci rende infelice, e tutti quelli che ci rendono infelici perché tutto quello che fanno è piangersi addosso e lamentarsi di essere così infelici…[risate]. Quindi tutta la gente che ci rende infelice, che ci picchia, ci colpisce (tra cui il gatto), ci attacca con armi. Tutti i terroristi, i criminali, tutti quelli a cui appiccichiamo l’etichetta e poi ce ne sbarazziamo, ma in realtà loro non sono solo quell’unica azione. Chi mi colpisce, chi mi attacca con armi, chi mi danneggia fino al punto di uccidermi. Gente davvero feroce, che davvero ci danneggia, ma noi ci rifiutiamo di essere vittime. Ci rifiutiamo di essere vittime decidendo di non assumere una mentalità da vittima. Questo verso ci dice di come sia possibile evitare la mentalità della vittima. Tutti quelli che ci danneggiano fino al punto di ucciderci. Come facciamo a non assumere una mentalità da vittima? Diciamo: “Che essi possano ottenere la felicità del risveglio”.

Se qualcuno merita la felicità dovrebbe essere chi ci ha danneggiato più di ogni altro perché sono loro i più infelici. La gente che è felice non fa male agli altri. Dovremmo soprattutto pregare per gli infelici, che possano avere la felicità. Invece di concentrarci sempre su quello che ci hanno fatto pensiamo all’infelicità che li ha fatti agire a quel modo. Inoltre bisogna comprendere che qualsiasi cosa essi abbiano fatto è solo la sofferenza di questa vita. Il peggio che qualcuno ci può fare è ucciderci. Ma nessuno può farci prendere una rinascita inferiore. Un altro può ucciderci, ma non può farci prendere una rinascita inferiore. Che cos’è che ci fa prendere una rinascita inferiore? Le nostre stesse azioni negative. Perciò gli altri non sono i veri nemici di cui dobbiamo avere paura. I veri nemici sono il nostro attaccamento al sé e il nostro egocentrismo. È questo ciò che ci manda all’inferno. Ma sono proprio queste le cose che noi invitiamo nella nostra vita e a cui diamo valore. “Oh egocentrismo per favore vieni nella mia vita e aiutami ad ottenere tutto ciò che voglio. Attaccamento al sé, per favore aiutami ad essere la persona più importante”.

“Che possano risvegliarsi pienamente nello stato insuperabile e perfettamente realizzato della Buddhità”. Non solo la condizione dell’arhat. Non solo essere un bodhisattva. Ma buddha completamente risvegliati il cui continuum mentale è completamente purificato, che hanno ottenuto tutte le realizzazioni. Quindi tutta questa gente, li visualizzi proprio tutti, pensi a un terrorista e fai questa preghiera anche per lui. E la fai per chi ti ha picchiato nel cortile in prima elementare e che odi ancora.

Quando feci il ritiro di Vajrasattva molti anni fa mi accorsi che ero ancora arrabbiatissima con la mia insegnante di seconda elementare perché non mi aveva messo nella recita di classe. Ridicolo, no? Teniamo il broncio per delle stupidaggini. Vogliamo morire con questo rancore? No grazie. Perciò quello che dobbiamo fare è cambiare completamente la nostra mente, e questo è il verso che ci aiuta a farlo.

Inglese version: Verses after meals

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