La vacuità del dare

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Parte di una serie di brevi discorsi sul significato e lo scopo delle preghiere di offerta del cibo che sono recitate quotidianamente alla Sravasti Abbey.

  • Dedicare affinché coloro che ci fanno offerte possano accumulare buone qualità
  • Sigillare le nostre azioni virtuose con la comprensione dell’originazione dipendente
  • Come le persone coinvolte, l’oggetto e l’azione sono mutualmente dipendenti
  • Dedicare per il risveglio di tutti gli esseri senzienti
05-27-16 The Emptiness of Giving – BBCorner

Per un qualche motivo ieri non sono riuscita a finire i versi, mi sono fermata a metà.

Grazie al merito dell’offrire bevande, possano le loro afflizioni, la loro fame e la loro sete, essere pacificate.

Questo l’ho già spiegato.

Che possano avere buone qualità come la generosità e rinascere senza malattie né sete.

Questa è una dedica per le persone che ci offrono cibo e altri beni necessari. Che essi possano avere delle buone qualità, ad esempio la generosità, la condotta etica, la forza d’animo; anche le altre paramita sono buone qualità. Amore, compassione, tolleranza, perdono, questo tipo di cose. Quindi dedichiamo affinché queste persone possano avere, grazie alle offerte che ci hanno fatto, queste buone qualità in questa vita e naturalmente nelle vite future. E che possano rinascere senza malattie né sete.

La malattia può voler dire malattia fisica, la sete può voler dire non avere abbastanza da bere. Ma per malattia intendiamo anche i disturbi mentali, come l’essere sopraffatti dalle afflizioni. Ad esempio quando la malattia è la rabbia, la bramosia: ci sono così tante afflizioni che rendono la mente sofferente. La sete può anche voler dire il bramare, il desiderare, il volere, l’attaccamento, l’essere sempre insoddisfatti. Perciò, grazie alla virtù della loro generosità nel soddisfare i nostri bisogni fisici in questa vita, che essi possano avere anche nelle loro vite future soddisfazione e appagamento fisico e mentale.

Il verso successivo:

Colui che dà, colui che riceve e l’azione generosa non devono essere considerati come veramente esistenti. Grazie al donare con imparzialità, che i benefattori possano conseguire la perfezione.

Questo è ciò di cui stavamo parlando ieri sera agli insegnamenti. Quando si dedica (e questa intera serie di versi sono versi di dedica che facciamo qui dopo mangiato) si dice che bisogna sigillarlo con la vacuità. “Sigillarlo” nel senso che vedi l’intera cosa come vuota di esistenza intrinseca. In che modo è vuota? Perché l’intero processo è un’originazione dipendente. Da cosa dipende? C’è la persona (colui che dà), c’è l’oggetto (colui che riceve…o anche il cibo o i beni che sono offerti). E poi l’azione generosa (l’azione del dare). Tutti questi dipendono l’uno dall’altro.

Questa è una meditazione vera e propria perché quando vediamo un atto di generosità di solito ci sembra che da un lato ci sia colui che dà che compie la sua azione. E poi c’è chi riceve, indipendente anch’esso. Poi c’è l’atto del donare, una cosa molto carina. E poi appiccichiamo insieme le tre cose come se fossero tre post-it uno sopra l’altro.

In realtà, il donatore non diventa un donatore senza un ricevente, l’azione del dare e il dono. Il ricevente non diventa un ricevente senza il donatore, l’azione e il dono. E l’azione non diventa un’azione (quella del dare) senza un ricevente, un dono e un donatore. Tutte queste cose non raggiungono nemmeno il livello di esistenza convenzionale. Mettiamola così. Esse riescono ad essere ciò che sono, a raggiungere la loro esistenza convenzionale, solo dipendendo l’una dall’altra. Non sono cose che esistono in maniera indipendente e che si ritrovano a scontrarsi nello spazio. Perciò questo è un modo molto bello di sigillare la generosità, che tu sia colui che dà o colui che riceve. Noi non consideriamo queste cose come dotate di esistenza intrinseca perché dipendono l’una dall’altra.

“Grazie al donare con imparzialità, che i benefattori possano conseguire la perfezione”. In questo contesto “imparzialità” si può anche tradurre con “equanimità”, nel senso che tutto è uguale, cioè che tutto è vuoto di esistenza intrinseca. Donare con imparzialità vuol dire riconoscere che colui che dà, il dono, l’azione, il ricevente, tutto è uguale in quanto vacuo. È questo il significato di imparzialità. “Che i benefattori possano conseguire la perfezione”. La perfezione del pieno risveglio arriva attraverso la realizzazione della vacuità. Sviluppiamo la realizzazione della vacuità applicandola a tutto ciò che facciamo nelle nostre vite, perché in tutto ciò che facciamo c’è sempre un agente, un oggetto e un’azione.

Un altro significato secondario di “imparzialità” è che, al tempo del Buddha, la gente a volte invitava i monaci a casa e gli offriva un pasto, il sangha-dana. Naturalmente a volte non potevano dare da mangiare all’intero sangha perciò invitavano solo due, tre, cinque o dieci membri del sangha. Quando facevano così non potevano scegliere chi invitare. Loro formulavano l’invito al sangha e poi si seguiva l’ordine in cui i membri avevano ricevuto l’ordinazione. Se poi arrivava un altro invito, andava il gruppo di monaci che seguiva nell’ordine. In questo modo si vedevano tutti i monaci in maniera imparziale, invece dei preferiti. Serviva anche a vedere che erano tutti uguali nel cercare di mantenere i loro precetti e praticare, invece di dire “voglio che venga quel monaco simpaticissimo che mi fa morire dal ridere e dà dei grandi insegnamenti”, cose così. No, lo scopo era coltivare una sensazione di equanimità verso i monaci.

In particolare qui parla del fatto che tutto è uguale nella vacuità. Ma questo è in un certo senso un significato secondario.

Grazie al potere della loro generosità, che essi possano diventare dei buddha per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, e attraverso la generosità possano essere liberati tutti gli esseri che non sono stati liberati dai precedenti conquistatori.

Grazie al potere della generosità, che tutte le persone che ci hanno fatto offerte possano diventare dei buddha per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Qui torniamo alla motivazione di bodhicitta, che si possa realizzare, non solo che noi diventiamo dei buddha per il beneficio degli esseri senzienti, ma anche che i benefattori e i donatori diventino dei buddha, grazie al potere della loro generosità, perché hanno creato un grande merito che è stato poi sigillato con la comprensione della vacuità. Che tutto quel merito sia dedicato al pieno risveglio di noi stessi e degli altri.

Questo è un altro esempio del non dedicare solo per il proprio risveglio o che le proprie buone qualità si sviluppino ma anche dedicare perché si sviluppino le buone qualità degli altri, che possano progredire sul sentiero e conseguire la buddhità. Questo si collega a quello di cui parlavamo ieri sera nella Preziosa Ghirlanda.

“Possano essere liberati tutti gli esseri che non sono stati liberati dai precedenti conquistatori”. C’è un numero illimitato di esseri che hanno ottenuto la liberazione e il pieno risveglio prima di noi, e noi siamo ancora qui, perché ci piace andare in spiaggia, arrampicarci sulle montagne oppure eravamo drogati di lavoro, oppure bevevamo, ci drogavamo, tantissime distrazioni da un tempo senza inizio. Quindi tutti gli esseri come noi, e quelli più sfortunati di noi, perché non hanno neppure una preziosa vita umana, che possano tutti questi esseri che non sono stati liberati dai precedenti conquistatori, ottenere la liberazione e il pieno risveglio.

Quindi qui stiamo parlando di un’azione molto semplice, il donare cibo, che è un’azione molto umana, no? Che tu sia religioso o non lo sia, tutti condividono il cibo. Più o meno. A volte la gente che segue una religione non divide il cibo con quelli di altre religioni. È davvero assurdo perché le religioni dovrebbero unire la gente e non separarla. In generale, comunque, la maggior parte degli uomini condivide il cibo perché è qualcosa di cui tutti abbiamo bisogno. Perciò ecco che abbiamo un’azione molto semplice che si fa tante volte al giorno, mangiare, e noi la usiamo per creare un merito incredibile, per generare la comprensione dell’origine dipendente e della vacuità, per coltivare la consapevolezza della gentilezza degli altri esseri viventi e per recitare preghiere per il loro benessere, e non solo per questa vita. Perché questa vita viene e va, molto in fretta. Queste sono preghiere affinché possano avere buone rinascite per poter praticare, conseguire le realizzazioni e il pieno risveglio.

Questo è un ottimo esempio di come si possa prendere una piccola azione, molto comune, e usarla come base per un’enorme raccolta di merito e saggezza.

Inglese version: The emptiness of giving

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