Il merito dell’offrire cibo e bevande

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Parte di una serie di brevi discorsi sul significato e lo scopo delle preghiere di offerta del cibo che sono recitate quotidianamente alla Sravasti Abbey.

  • Augurare ai benefattori che possano avere delle buone circostanze per praticare il Dharma
  • Come il samadhi nutre la mente e il corpo
  • Sottomettere la fame e la sete e dare significato alla vita
05-26-16 The Merit of Offering Food and Drink – BBCorner

Continuiamo con i versi di dedica che diciamo dopo pranzo. Il prossimo è:

Grazie al merito dell’offrire cibo che essi possano avere una bella carnagione, magnificenza e forza. Che possano trovare cibi con centinaia di sapori e vivere col cibo del samadhi.

“Essi” si riferisce ai benefattori che ci hanno offerto cibo. E, come ho spiegato ieri, non solo cibo ma ogni altra cosa che abbiamo e usiamo qui.

“Che essi possano avere una bella carnagione” vuol dire che possano essere fisicamente attraenti. In realtà si dice di solito che la causa dell’avere una bella carnagione o essere fisicamente attraenti sia praticare la forza d’animo in questa vita. Cioè riuscire a trattenersi e non arrabbiarsi. Perché quando ci arrabbiamo diventiamo brutti e questo crea la causa per l’essere brutti in futuro. Praticare la forza d’animo è il rimedio per questo.

“Magnificenza”. Che possano avere qualità magnifiche, avere successo in tutti i loro progetti virtuosi, che possano essere di beneficio agli altri.

“Forza”. Questo non si riferisce solo alla forza fisica, che comunque di sicuro aiuta. Forza fisica, un corpo sano e così via. Si riferisce anche ad avere una mente forte. Una mente forte è quella mente che non crolla di fronte alle avversità e alle critiche, o quando siamo stressati perché abbiamo tanto da fare. È quel tipo di mente che riesce a restare stabile e forte e fa quello che c’è da fare senza andare fuori di testa. È molto meglio di come di solito gestiamo lo stress, no? Spesso di fronte allo stress pensiamo: “Ahhh, non ce la faccio, è troppo”. E io poi penso: “Ho così tante cose da fare!”. E poi passo tutto il mio tempo a dire: “Ho così tante cose da fare!”. E così non faccio niente. Ma se dicessi invece “Sai, il mondo di certo non crollerà se non riesco a fare tutte queste cose nell’ordine in cui dovrei. Io stabilisco le priorità. Davvero, Chodron, il mondo non finirà se oggi non riesci a fare tutte le cose in lista. E neanche se non ci riesci domani. Il mondo sarà sempre qui”. Interessante, no? Perciò non mi serve stressarmi tanto, faccio quello che devo fare, una cosa alla volta, e poi alla fine si fa tutto.

Suona facile. Allora perché non riusciamo a farlo? Perché facciamo così (panico)? Abitudine? Ma cosa c’è dietro? Cosa pensiamo di ricavarne? Sì, c’è un grande io dietro. “Devo fare di più del resto del pianeta!”. Quando penso ad esempio a cosa deve fare il Presidente…Allora mi stresserei davvero. Prendere quelle decisioni, con un tale peso karmico… no grazie. Invece le mie piccole cose non sono davvero tanto da gestire. Non mi devo preoccupare di dichiarare guerra, che milioni di persone moriranno, cose del genere.

“Che essi possano avere una bella carnagione, magnificenza e forza. Che possano trovare cibi con centinaia di sapori”. Nei testi classici indiani sembra che la cosa migliore che potevi avere fosse del cibo con cento sapori. Penso che voglia dire cento sapori buoni. Non so se esistono cento sapori buoni. Forse arrivi a 97 e poi gli altri tre sono cattivi. Penso che questi di cui si parla siano tutti sapori buoni. Ma è difficile immaginarne 100, no? Comunque, il concetto è che loro ci hanno offerto cibo e quindi che possano avere ciò che gli serve, che possa avere un buon sapore, che possa nutrire il loro corpo, nutrire la mente, così che tutte le loro aspirazioni virtuose possano avere successo e quindi che possano avere una vita felice.

“E che possano vivere col cibo del samadhi”. Il cibo che offriamo sull’altare simboleggia la realizzazione del samadhi, della concentrazione profonda, perché quando hai una concentrazione profonda la mente è così concentrata che il corpo richiede pochissimo cibo. Il potere della concentrazione ti nutre fisicamente e mentalmente. I Tibetani hanno anche una pratica chiamata “chulen” che significa “prendere l’essenza”. In questa pratica si fanno delle pillole a partire da varie erbe e sostanze floreali. Raccomandano di farlo solo a chi ha raggiunto un samadhi molto profondo. Non a un qualunque Mario Rossi. Ma quando i meditatori davvero capaci se ne vanno in ritiro solitario, non vogliono il disturbo dell’andare a cercare il cibo o gente che glielo porta, quindi riescono a vivere solo grazie a queste pillole e all’acqua. Davvero notevole.

Quindi sembra che il samadhi riesca a nutrire non solo la mente ma anche il corpo. Ho anche letto delle storie di gente in Thailandia, in situazioni pericolose…In Thailandia nel passato c’erano tantissime foreste, ma ora non ne restano molte. In queste grandi foreste c’erano dei meditatori e alcuni di questi, quando c’erano delle tigri o altri animali selvaggi, usavano la paura che provavano per motivarli ad avere una concentrazione molto profonda, entravano in samadhi e per qualche motivo gli animali selvaggi quando erano in samadhi li lasciavano stare. Gli animali percepivano quello che stava accadendo e li lasciavano stare. Notevole.

Il verso successivo:

Grazie al merito dell’offrire bevande, possano le loro afflizioni, la loro fame e la loro sete essere pacificate. Che possano avere buone qualità come la generosità e rinascere senza malattie né sete.

Qui parliamo delle offerte di bevande. Parliamo della gente che ci ha offerto bevande e qualsiasi tipo di liquido, brodo, anche solo acqua e così via. “Possano le loro afflizioni essere pacificate”. La loro ignoranza, rabbia, attaccamento, presunzione, gelosia, pigrizia, che tutte queste siano pacificate.

“Possano la loro fame e sete essere pacificate”. La fame e la sete posso essere fisiche, quindi offrendo bevande ha senso che la loro sete fisica sia pacificata. Ma spesso nelle scritture i termini “fame” e “sete” si riferiscono al desiderare intensamente, al bramare qualcosa. Rappresentano la mente assetata, affamata, che brama gli oggetti dei sensi, la stimolazione sensoriale: vedere cose belle, udire cose belle, assaporare dei buoni cibi, odorare profumi, avere sensazioni tattili piacevoli; la mente che cerca la buona reputazione e desidera ascoltare delle parole belle che fanno piacere all’ego. Siamo così assetati di cose esterne, no? Questo tipo di sete è dietro a molte delle nostre scelte e decisioni e della maggior parte delle nostre azioni durante il giorno. Perciò quando diciamo “che la loro fame e sete siano pacificate” non vuol dire solo che abbiano abbastanza da mangiare e da bere, ma anche che l’intensità del loro desiderio per le cose esterne sia pacificato e sottomesso.

Quando siamo sotto l’influenza di un forte desiderio abbiamo ben poca libertà. Possiamo pensare di avere tanta libertà, perché in questo paese se desideri un qualche oggetto puoi salire in auto e andarlo subito a prendere. Oppure puoi ordinarlo online in cinque secondi. Pensiamo che sia questa la libertà. In realtà non lo è, siamo talmente controllati dal potere del nostro intenso desiderio. Immagina come sarebbe la tua vita se non bramassi così tanto tutte queste cose. Se qualunque cosa avessi fosse abbastanza. Lama Yeshe ci diceva sempre “Good enough, dear” (questo è sufficiente, cara; va bene così, cara). Se ciò che sei va bene così, è abbastanza così, non hai bisogno di essere qualcun altro. Pensa come sarebbe. Se ciò che hai andasse bene così, fosse abbastanza così come è. Se quello che fai andasse bene così, fosse abbastanza così. Allora ci sarebbe una vera soddisfazione, non ci sarebbe la fame o la sete del “Ho bisogno di qualcosa da fuori che dia validità alla mia esistenza, che provi che sono una persona che ha valore”.

Noi lo facciamo tanto, no? E se non riusciamo a fare una certa cosa poi abbiamo paura di non essere apprezzati, che la gente si dimenticherà di noi, cose del genere, invece di avere fiducia nel nostro valore semplicemente perché abbiamo il potenziale di buddha e la nostra vita è significativa a prescindere dalla condizione del nostro corpo. Non sarebbe bello sottomettere quel tipo di fame e di sete?

Le preghiamo che recitiamo per loro sono una condizione cooperante, ma affinché la loro fame e sete siano sottomesse essi devono praticare. Così come noi dobbiamo praticare perché la nostra fame e sete siano sottomesse. Il fatto che altre persone preghino per noi è un aiuto extra, che non può fare tanto se noi non creiamo la causa fondamentale. Ma se noi creiamo la causa fondamentale questo aiuto extra può fare molto.

Penso anche che alla gente piaccia sapere che noi preghiamo per loro. Quando facciamo lo tsog ogni due settimane leggiamo ad alta voce l’elenco di tutti i nomi di chi ha fatto offerte all’Abbazia. Una volta all’anno facciamo una puja speciale per i nostri benefattori e leggiamo i nomi. E poi ci sono i versi di cui stiamo parlando per chi ci offre cibo e gli altri beni che ci servono.

Inglese version: The merit of offering food and drink

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