Esplorare gli insegnamenti di Buddha

Introduzione alla visione del mondo buddhista

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Per iniziare ad esplorare gli insegnamenti del Buddha è utile capire qualcosa della situazione in cui ci troviamo, che è detta “esistenza ciclica” (o “samsara” in sanscrito). Comprendere le basi dell’esistenza ciclica, le sue cause, il Nirvana come alternativa e il sentiero verso la pace, ci permetterà di apprezzare gli altri insegnamenti di Dharma.

Grande statua di un Buddha.

Quando siamo consapevoli di cosa sia l’esistenza ciclica e sviluppiamo un sincero desiderio di liberarcene, la motivazione alla pratica spirituale diventa pura. (Foto di Wally Gobetz)

Se aspiriamo alla liberazione e all’illuminazione dobbiamo sapere da cosa vogliamo essere liberati. Perciò è necessario comprendere la nostra situazione attuale e ciò che la causa. Questo è essenziale per qualsiasi pratica spirituale profonda. Altrimenti è molto facile che la nostra pratica spirituale venga dirottata dall’attaccamento e dall’ansia su cose che non hanno un grande significato sul lungo periodo. I nostri pensieri sono distratti facilmente; ci preoccupiamo per parenti e amici, vogliamo danneggiare i nostri nemici, metterci in mostra, abbiamo paura di invecchiare e abbiamo una miriade di altre preoccupazioni, tutte centrate sulla nostra felicità solo in questa vita. Tuttavia quando siamo consapevoli di ciò che è l’esistenza ciclica e sviluppiamo un sincero desiderio di essere liberi da essa -cioè, rinunciare alle circostanze insoddisfacenti del Samsara e alle loro cause- allora la motivazione per la nostra pratica spirituale diventa pura.

Esistenza Ciclica

Cos’è l’esistenza ciclica, o Samsara? In primo luogo è l’essere nella situazione in cui si prende di continuo una rinascita sotto l’influenza dell’ignoranza, delle afflizioni e del karma. L’esistenza ciclica è anche i cinque aggregati psicofisici con cui noi viviamo proprio adesso, cioè:

  1. il corpo;
  2. le sensazioni di felicità, infelicità ed indifferenza;
  3. le discriminazioni di oggetti e i loro attributi;
  4. emozioni, attitudini e altri fattori mentali;
  5. coscienze -le cinque coscienze sensoriali che permettono la conoscenza di immagini, suoni, odori, sapori e sensazioni tattili e la coscienza mentale che pensa, medita e così via.

In breve la base -il nostro corpo e la nostra mente- su cui mettiamo l’etichetta “io”, è l’esistenza ciclica. L’esistenza ciclica non significa questo mondo. Questa distinzione è importante perché altrimenti potremmo pensare erroneamente: “rinunciare all’esistenza ciclica vuol dire scappare dal mondo e andare nella terra di nessuno”. Tuttavia secondo il Buddha questo modo di pensare non è la vera rinuncia. La rinuncia significa rinunciare alla sofferenza o alle circostanze insoddisfacenti e alle loro cause. In altre parole, ciò che vogliamo abbandonare è l’attaccamento a un corpo e a una mente prodotti sotto l’influenza dell’ignoranza, della afflizioni mentali e del karma.

Il nostro corpo

Tutti noi abbiamo un corpo. Ti fermi mai a chiederti perché abbiamo un corpo e perché ci identifichiamo in maniera così forte col nostro corpo? Ti sei mai chiesto se ci sono delle alternative all’avere un corpo che invecchia, si ammala e muore? Viviamo in una società consumistica in cui il corpo è visto come una cosa meravigliosa. Siamo spinti a spendere più che possiamo per soddisfare i bisogni, i desideri e i piaceri di questo corpo.

Durante il processo di socializzazione impariamo a considerare il nostro corpo in un certo modo, spesso in base alla sue caratteristiche fisiche. Di conseguenza buona parte della nostra identità dipende dal colore della pelle, dagli organi riproduttivi e dall’età di questo corpo. La nostra identità è legata a questo corpo. In aggiunta molto di ciò che facciamo tutti i giorni riguarda il rendere più bello il corpo e dargli piacere. Quanto tempo spendiamo in tali attività? Sia gli uomini che le donne spesso passano molto tempo a guardarsi allo specchio e preoccuparsi del loro aspetto. Ci preoccupiamo del nostro aspetto e se gli altri ci troveranno attraenti. Non vogliamo essere in disordine. Ci preoccupiamo del nostro peso e quindi facciamo attenzione a quello che mangiamo. Ci preoccupiamo della nostra immagine e così pensiamo a quali vestiti indossare. Pensiamo a quali parti del nostro corpo nascondere e quali parti mettere in mostra o scoprire. Quando abbiamo i capelli grigi li tingiamo. Anche se siamo giovani e i nostri capelli non sono ancora grigi, li vogliamo di un altro colore -a volte addirittura rosa o blu! Ci preoccupiamo delle rughe, perciò usiamo prodotti antietà per la pelle oppure facciamo trattamenti col botox. Ci assicuriamo che i nostri vestiti e i nostri occhiali siano alla moda come quelli che portano tutti. Andiamo in palestra, non solo per rendere sano il nostro corpo, ma anche per modellarlo così che diventi come pensiamo che gli altri pensano debba apparire. Leggiamo e rileggiamo i menù quando mangiamo fuori, chiedendoci quale piatto ci darà il maggior piacere. E poi ci preoccupiamo che ci farà ingrassare!

Hai mai pensato a quanto tempo la gente passa a parlare di cibo? Quando andiamo al ristorante passiamo del tempo a pensare al menù, a chiedere al nostro amico che cosa ordinerà e a fare domande al cameriere sugli ingredienti e su quale piatto sia meglio. Quando il cibo arriva, parliamo col nostro amico di altre cose e così non assaporiamo quello che stiamo mangiando. Quando abbiamo finito di mangiare, parliamo di come è stato il pranzo, se ci è piaciuto o no, se era troppo speziato o non lo era abbastanza, se era troppo caldo o troppo freddo.

Siamo così concentrati sul dare piacere a questo corpo. Il materasso su cui dormiamo non deve essere né troppo duro né troppo morbido. Vogliamo che la nostra casa e il nostro luogo di lavoro abbiano la giusta temperatura. Se è troppo freddo, ci lamentiamo. Se è troppo caldo, ci lamentiamo. Perfino il sedile della nostra auto deve essere esattamente come lo vogliamo. Al giorno d’oggi, in alcune macchine, il sedile del conducente e il sedile del passeggero possono essere scaldati a differenti temperature. Ad esempio, la persona seduta di fianco a te può stare a 20 gradi e tu a 22. Una volta ero in auto e ho sentito uno strano calore sotto di me e mi sono chiesta se ci fosse qualche problema al veicolo. La mia amica mi ha spiegato che il riscaldamento personalizzato per ogni sedile era l’ultima moda. Questo esempio mostra fino a che punto noi andiamo in cerca anche del più piccolo piacere.

Dedichiamo così tanto tempo ed energia per fare in modo che il nostro corpo sia sempre comodo. Ma cos’è questo corpo in realtà? A seconda della prospettiva, il corpo può essere considerato in diversi modi, in accordo a modelli biologici, chimici o fisici. Naturalmente, la riduzione fisica del nostro corpo nelle sue parti costitutive può continuare indefinitamente; una unità fondamentale o essenziale non si può stabilire, dal punto di vista teorico o in qualsiasi altro modo. In ultima analisi, continuando a ridurre, le sostanze che compongono il corpo non appaiono più tanto solide. Il corpo è soprattutto sostanza o spazio? A livello atomico si scopre che è soprattutto spazio. Quando analizziamo in profondità, qual è la natura reale di questo corpo che consideriamo così solido, a cui ci aggrappiamo, che percepiamo come “io” o “mio”? È una miriade di sostanze che possono essere ridotte ad elementi sempre più piccoli; comprende anche una certa quantità di spazio e funziona a vari livelli. Il nostro corpo è tutto qui. In altre parole, è un fenomeno con un’origine dipendente.

La realtà del nostro corpo

Cosa fa il corpo? Prima di tutto nasce, è già questo può essere un processo difficile. Naturalmente la maggior parte dei genitori desidera avere un bambino. Tuttavia il travaglio si chiama così per un motivo -fare un figlio è un duro lavoro. La nascita è difficile anche per il bambino. Lui o lei viene tirato fuori e gli si dà il benvenuto nel mondo con una sculacciata e gocce negli occhi. Poiché non capisce la situazione, il bambino piange e si dispera anche se il dottore e l’infermiera agiscono con compassione.

Si comincia ad invecchiare dal momento in cui siamo concepiti nel ventre materno. Sebbene la nostra società idolatri la giovinezza, nessuno rimane giovane. Tutti invecchiano. Come vediamo l’invecchiamento? Non possiamo fermare questo processo. Sappiamo come invecchiare con grazia? Abbiamo la capacità di lavorare con la nostra mente via via che si trova a dimorare in un corpo che invecchia? Il Dharma può aiutarci a mantenere una mente felice man mano che invecchiamo, ma spesso siamo troppo occupati a godere dei piaceri sensoriali per praticarlo. Poi quando il corpo è vecchio e non possiamo più godere tanto dei piaceri dei sensi, la nostra mente si deprime e la vita sembra senza scopo. È così triste che questo capiti a così tanta gente!

Inoltre il nostro corpo si ammala. Anche questo è un processo naturale. A nessuno piacciono le malattie, ma il nostro corpo si ammala comunque. In aggiunta, il nostro corpo di solito sperimenta una qualche forma di disagio. Dopo la nascita, l’invecchiamento e la malattia cosa accade? La morte. Anche se la morte è il risultato naturale dell’avere un corpo, è qualcosa che non vogliamo. Però non c’è modo di evitare le morte.

Un altro modo di comprendere il corpo è in relazione ai suoi prodotti di scarto. In sostanza il corpo è una fabbrica di escrementi. Facciamo così tanto per pulire il corpo. Perché? Perché il nostro corpo è sempre sporco. Che cosa produce? Feci, urina, sudore, alito cattivo, cerume, muco e così via. Il nostro corpo non sprigiona profumo, giusto? È questo il corpo che adoriamo e a cui diamo tanta importanza, il corpo che ci sforziamo tanto di abbellire.

Questa è la situazione in cui ci troviamo. Non è piacevole pensare a tutto questo perciò cerchiamo di evitare di vedere questa realtà. Per esempio, a nessuno piace andare al cimitero. Negli Stati Uniti i cimiteri sono progettati per essere dei luoghi bellissimi. Si pianta erba verde e fiori meravigliosi. In un cimitero in California c’è un museo d’arte e un parco, così si può andare al cimitero la domenica, fare un picnic e guardare le opere d’arte. In questo modo puoi evitare di ricordare che i cimiteri sono il luogo dove mettiamo dei corpi morti.

Quando la gente muore, li trucchiamo così da farli sembrare più belli di quando erano vivi. Quando ero al college, l’amica di mia madre morì e io andai al suo funerale. Era stata malata di cancro a lungo e aveva un aspetto emaciato. I becchini avevano lavorato così bene col trucco che la gente al funerale diceva che da tanto tempo non la vedevano così bella! Noi ignoriamo la morte a tal punto che non sappiamo come spiegarla ai nostri figli. Spesso gli diciamo che i loro parenti deceduti sono andati a dormire per tanto tempo, perché non comprendiamo cosa sia la morte. La morte ci fa così paura che evitiamo di pensarci ed è troppo misteriosa per poterla spiegare.

A noi non piacciono questi processi naturali a cui il corpo va incontro, perciò cerchiamo a tutti i costi di evitare di pensarci o cerchiamo di impedirli. Eppure tali esperienze sono certe, una volta che abbiamo un corpo. Pensa: “Voglio continuare a vivere in questo stato -uno stato in cui sono nato con questo tipo di corpo?”. Potremmo dire: “Se non fossi nato con questo tipo di corpo non sarei vivo”. Questo ci porta ad ulteriori complicazioni. Cosa significa essere vivi? Chi è questo “io” che pensa di essere vivo? Inoltre, se la nostra vita attuale non è completamente appagante, che tipo di vita potrà condurci a una maggiore felicità??

La natura insoddisfacente della mente e della nostra esistenza

Il nostro corpo che invecchia e si ammala e la nostra mente confusa hanno una natura insoddisfacente. È questo il significato di dukkha -un termine sanscrito che è spesso tradotto con “sofferenza”, ma che in realtà significa “dalla natura insoddisfacente”.

Anche se il corpo ci dà un po’ di piacere, la condizione dell’avere un corpo sotto l’influenza dell’ignoranza e del karma è insoddisfacente. Perché? Perché il nostro corpo attuale non ci può dare una felicità e una pace duratura e affidabile. Allo stesso modo anche una mente ignorante ha una natura insoddisfacente.

La nostra mente ha la natura di Buddha, ma in questo momento quest’ultima è oscurata e la nostra mente è confusa dall’ignoranza, dall’attaccamento, dalla rabbia, da altre emozioni che ci disturbano e da visioni distorte. Per esempio, tentiamo di pensare con chiarezza e invece ci addormentiamo. Siamo confusi quando proviamo a prendere una decisione. Non ci è chiaro che criterio usare per fare delle scelte sagge. Non ci è chiaro come distinguere tra azioni costruttive e distruttive. Ci sediamo a meditare e la mente va dappertutto. Non riusciamo nemmeno a fare due o tre respiri senza che la mente si distragga o diventi sonnolenta. Che cos’è che distrae la mente? Nella maggior parte dei casi rincorriamo oggetti a cui siamo attaccati. Oppure facciamo piani per distruggere ciò che non ci piace o allontanarci da esso. Ci sediamo a meditare e invece facciamo progetti per il futuro -dove andremo in vacanza, che film vogliamo vedere con i nostri amici e così via. Oppure ci distraiamo pensando al passato e rivediamo tante volte cose che ci sono successe. A volte proviamo a riscrivere la nostra storia e altre volte restiamo bloccati nel passato e proviamo rancore e disperazione. Nulla di tutto questo ci rende felici o ci porta una sensazione di soddisfazione, non è vero?

Vogliamo nascere di continuo sotto l’influenza dell’ignoranza, delle afflizioni e del karma inquinato che ci fanno prendere un corpo e una mente che sono di natura insoddisfacenti? O vogliamo provare a vedere se esiste un modo per liberarci da questa condizione? In tal caso dobbiamo considerare altri tipi di esistenza, quelli in cui non siamo attaccati a un corpo e a una mente che sono sotto l’influenza delle afflizioni e del karma. È possibile avere un puro corpo e una pura mente che sono liberi dall’ignoranza, dalle afflizioni mentali e dal karma che causa la rinascita? In tal caso qual è la natura di quello stato e come possiamo raggiungerlo?

Riflettici un po’ sopra. Osserva la tua situazione attuale e chiediti se vuoi che continui così. Se non vuoi che continui così, si può cambiare? E se si può cambiare, come lo si può fare? Queste domande sono l’argomento del primo insegnamento del Buddha, le Quattro Nobili Verità.

Ignoranza: la radice di tutta la sofferenza

Una volta che abbiamo compreso che la condizione dell’esistenza ciclica è insoddisfacente, passiamo a esplorare le cause da cui essa si origina: l’ignoranza, le afflizioni mentali e il karma che esse producono. L’ignoranza è il fattore mentale che comprende in maniera errata come le cose esistono. Non si tratta solo di un oscuramento riguardo la natura ultima. Piuttosto l’ignoranza è un processo attivo che mal comprende la natura ultima dell’esistenza. Le persone e i fenomeni esistono in maniera dipendente, ma l’ignoranza si aggrappa ad essi come se avessero un’essenza intrinseca, esistendo dal loro lato e grazie al loro stesso potere. A causa di una tendenza latente proveniente da un tempo senza inizio, le persone e i fenomeni ci appaiono dotati di esistenza intrinseca, e l’ignoranza in maniera attiva si tiene aggrappata a questa apparenza illusoria che considera reale.

Anche se noi ci aggrappiamo all’esistenza intrinseca di tutti i fenomeni, ora analizziamo in particolare il nostro sé, “l’io”, perché questa forma di attaccamento è quella che causa più problemi. Quando osserviamo il nostro corpo e la nostra mente -ciò che chiamiamo “io”- sembra che all’interno vi sia una persona o sé o “io” molto solido e reale. L’ignoranza crede che una tale persona dotata di esistenza intrinseca esista così come appare. Un “io” siffatto, intrinsecamente esistente, non esiste affatto, tuttavia l’ignoranza si attacca ad esso come se esistesse.

Questo significa che non vi è alcun “io”? No. “L’io” convenzionale esiste. Tutti gli individui e i fenomeni esistono solo come etichette che hanno come base il corpo e la mente. Tuttavia l’ignoranza non comprende che “l’io” esiste solo in maniera dipendente e invece costruisce questo grande ME che esiste in maniera indipendente da ogni altra cosa. Questo “io” indipendente ci sembra così reale anche se non esiste affatto a quel modo. Questo grande ME è il centro del nostro universo. Facciamo tutto per dargli ciò che desidera, per proteggerlo e per prenderci cura di esso. La nostra mente è pervasa dalla paura delle cose brutte che possono succedere a ME. La brama per ciò che darà a ME piacere ci acceca. E quando confrontiamo questo “io” reale con gli altri proviamo stress.

Il modo in cui pensiamo di esistere -che è “l’io”- è un’allucinazione. Pensiamo e sentiamo che c’è questo grande “io” lì. “Voglio essere felice. Sono il centro dell’universo. Io, io, io”. Ma che cos’è questo “io” o sé su cui basiamo tutto? Esiste nel modo in cui ci appare? Quando iniziamo ad analizzare in profondità vediamo che non è così. Ci sembra che esista un reale Sé o un’Anima. Tuttavia quando cerchiamo che cosa sia esattamente, invece di chiarirsi, diventa più fumoso. Se cerchiamo qualcosa che sia realmente un “io” solido nel nostro corpo o mente o anche fuori dal nostro corpo e dalla nostra mente, non troviamo questo “io” da nessuna parte. La sola conclusione a questo punto è riconoscere che un sé solido e indipendente non esiste.

Qui dobbiamo stare attenti. “L’io” dotato di esistenza intrinseca a cui ci attacchiamo e consideriamo esistente non esiste, ma “l’io” convenzionale sì. “L’io” convenzionale è il sé che esiste come nome, che viene semplicemente etichettato e nominato a partire dal corpo e dalla mente. Un tale “io” ci si manifesta e funziona, ma non è un’entità indipendente che si regge da sé, grazie al suo proprio potere.

Vedendo che non esiste esistenza intrinseca negli individui e nei fenomeni e familiarizzandoci ripetutamente con questa comprensione, questa saggezza gradualmente eliminerà l’ignoranza che si tiene attaccata all’esistenza intrinseca, ed eliminerà anche i semi e le tendenze latenti dell’ignoranza. Quando generiamo la saggezza che comprende la realtà -la vacuità dell’esistenza intrinseca- l’ignoranza che vede il contrario della realtà viene automaticamente sopraffatta. Quando comprendiamo le cose così come sono l’ignoranza che le comprende in maniera errata viene messa in disparte.

In questo modo l’ignoranza viene eliminata alla radice e non riappare mai più. Quando l’ignoranza cessa sono tagliate via anche le afflizioni mentali che nascono da essa, proprio come i rami di un albero cadono quando l’albero è sradicato. In questo modo il karma prodotto dalle afflizioni cessa di essere creato e come risultato il dukkha dell’esistenza ciclica si ferma. In breve tagliare l’ignoranza estingue le afflizioni. Eliminando le afflizioni, la creazione e la maturazione del karma che porta alla rinascita nell’esistenza ciclica giunge a termine. Quando la rinascita cessa, anche il dukkha cessa. Perciò la saggezza che realizza la vacuità è il vero sentiero che ci conduce fuori dal dukkha.

Allo scopo di generare l’energia per praticare il sentiero che conduce al nirvana, dobbiamo prima essere intensamente consapevoli della natura insoddisfacente dell’esistenza ciclica. È ovvio che il Buddha non ci ha parlato della sofferenza per deprimerci. La depressione è inutile. Il motivo per riflettere sulla situazione in cui ci troviamo e le sue cause è permetterci di fare qualcosa di costruttivo per liberarci da essa. È molto importante riflettere su questo punto e comprenderlo. Se non siamo consapevoli di ciò che significa essere sotto l’influsso delle afflizioni e del karma, se non comprendiamo le conseguenze dell’avere un corpo e una mente sotto il controllo dell’ignoranza e delle afflizioni, allora sorgerà l’indifferenza e non faremo niente per migliorare la nostra condizione. L’aspetto tragico di questa indifferenza e ignoranza è che la sofferenza non si ferma con la morte. L’esistenza ciclica continua con le nostre vite future. Questa è una faccenda assai seria. Dobbiamo prestare attenzione a ciò che ha detto il Buddha così da non ritrovarci in una rinascita sfortunata nella prossima vita, una vita in cui non c’è opportunità di imparare e praticare il Dharma.

Se ignoriamo il fatto di essere nell’esistenza ciclica e cerchiamo solo di essere felici in questa vita ricercando il denaro, i beni materiali, le lodi, l’approvazione, la buona reputazione e i piaceri sensoriali e cercando di evitare il loro opposto, cosa accadrà quando moriamo? Rinasceremo. Dopo quella rinascita ne prenderemo un’altra e un’altra e un’altra, tutte sotto il controllo dell’ignoranza, delle afflizioni e del karma. È quello che stiamo facendo da un tempo senza inizio. Siamo nati nei regni di piacere più elevato, in regni di grande sofferenza e tutto ciò che c’è in mezzo. L’abbiamo fatto un numero illimitato di volte, ma a quale scopo? Dove ci ha portato? Vogliamo continuare a vivere in questo modo senza fine?

Quando vediamo la realtà dell’esistenza ciclica, qualcosa dentro di noi ci scuote, iniziamo a provare paura. Questa è una paura che nasce dalla saggezza, non una paura che ti manda in panico o ti fa andare fuori di testa. È una paura saggia perché vede chiaramente qual è la situazione in cui ci troviamo. Inoltre questa saggezza sa che esiste un’alternativa alla continua miseria dell’esistenza ciclica. Questa paura saggia non ha come scopo solo quello di mettere un cerotto sul nostro dukkha e riportare una sensazione di agio nel corpo e nella mente così da poter continuare a ignorare la situazione. Questa paura saggia dice: “A meno che non mi impegni seriamente non sarò mai completamente soddisfatto, veramente felice e non impiegherò al meglio il mio potenziale umano. Non voglio sprecare la mia vita, perciò praticherò il sentiero che conduce alla cessazione di questo dukkha così da trovare una pace duratura, una pace che mi consentirà di lavorare per il beneficio degli esseri senzienti senza l’ingombro delle mie limitazioni”.

Rinascita

L’idea di rinascita è implicita in questa spiegazione. In altre parole non c’è solo questa vita. Se ci fosse solo questa vita allora morendo, l’esistenza ciclica sarebbe finita: in quel caso non ci sarebbe alcun bisogno di praticare il sentiero. Ma non è così.

Come siamo arrivati qui? La nostra mente ha necessariamente una causa. Non è sorta dal niente. La nostra mente attuale è la continuazione della mente della vita precedente. Cosa succede quando moriamo? Il corpo e la mente si separano. Il corpo è fatto di materia. Ha il suo ciclo e infine diventa un cadavere, che a sua volta si decompone e viene riciclato dalla natura. La mente è chiara e consapevole. La mente non è il cervello -il cervello è parte del corpo ed è materiale. La mente, d’altro canto, è senza forma e la sua natura è non materiale. Anch’essa ha una continuità. Il continuum di chiarezza e consapevolezza procede verso un’altra vita.

La mente comprende tutti gli aspetti consci di noi stessi. La presenza o assenza della consapevolezza è ciò che differenzia un cadavere da un essere vivente. La continuità della nostra mente esiste da sempre, è senza inizio e continuerà ad esistere senza fine. Perciò dobbiamo preoccuparci della direzione che prende questo continuum. La nostra felicità dipende da ciò che avviene nella nostra mente. Se la mente è contaminata dall’ignoranza, il risultato è l’esistenza ciclica. Se la mente è intrisa di saggezza e compassione, il risultato è l’illuminazione.

Perciò è indispensabile pensare alla nostra condizione all’interno dell’esistenza ciclica. Una delle cose che rendono così difficile per noi vedere la nostra situazione è che il modo in cui ci appare normalmente questa vita è così forte. Quello che appare ai nostri sensi sembra così reale, così importante e concreto che non riusciamo ad immaginare nient’altro. Eppure tutto ciò che sembra esistere grazie a una sua natura intrinseca, non esiste nel modo in cui appare. Le cose sembrano immutabili ma in realtà sono in un flusso costante. Ciò che ci sembra costituire la felicità è in realtà di natura insoddisfacente. Le cose appaiono come entità indipendenti, ma in realtà sono dipendenti. La nostra mente è ingannata dalle apparenze. Credere che le apparenze false siano vere ci oscura impedendoci di vedere ciò che l’esistenza ciclica è realmente e ci impedisce di coltivare la saggezza che ci libera da essa.

Inglese version: Exploring the Buddha’s teachings

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