Trasformare le avversità in gioia e coraggio

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La Ven. Thubten Chodron risponde alla domanda di uno studente

Domanda: come possiamo trasformare le avversità in gioia e coraggio così da non essere sopraffatti dalle situazioni e diventare infelici?

Ven. Thubten Chodron: Noi incontriamo spesso avversità nell’esistenza ciclica. Quando la nostra mente è pervasa dalle afflizioni, le avversità si presentano spesso. Quando la mente non è pervasa dalle afflizioni, possiamo restare sereni e aperti anche quando ci troviamo di fronte a delle situazioni difficili. Come interpretiamo la situazione influenza come la sperimenteremo. Per questo motivo è così importante trasformare la mente.

Ragazza con le mani giunte.

La sola persona che possiamo riuscire a cambiare siamo noi stessi. (Foto di Nrico)

Ma quando abbiamo dei problemi, pensiamo a trasformare la nostra mente? Di solito pensiamo che la situazione sia ingiusta, che gli altri sono nel torto perché ci trattano male e che dovrebbero cambiare. Quando incolpiamo gli altri, in sostanza diamo a loro il nostro potere perché è come se pensassimo: “Il mio problema e la mia infelicità sono causati da quella persona. Lei deve cambiare e poi io sarò felice”. Guardare la situazione in questo modo non ci porta da nessuna parte perché non possiamo obbligare gli altri a cambiare. La sola persona che possiamo riuscire a cambiare siamo noi stessi. Invece di fare la vittima o ribollire di rabbia, dobbiamo cambiare il modo in cui vediamo la situazione.

Per esempio il mio insegnante Lama Yeshe ci parlò di quanto avesse imparato dall’essere obbligato a scappare dal Tibet e diventare un rifugiato. Se fosse rimasto in Tibet, disse, non avrebbe mai compreso profondamente il Dharma, anche se lo aveva studiato per anni al monastero di Sera a Lhasa. Solo quando divenne un rifugiato iniziò a mettere in pratica gli insegnamenti, e grazie a questo la sua intera vita cambiò. Iniziò a vedere il potere interiore che aveva a disposizione per affrontare la situazione. Poiché comprendeva che il suo dover lasciarsi tutto alle spalle e andare in un nuovo paese dove non conosceva nessuno era il risultato del suo karma -le azioni che aveva fatto in precedenza- lui non si arrabbiò con i comunisti cinesi che avevano occupato il Tibet. Anzi ebbe più energia per svolgere pratiche di purificazione e la sua rinuncia all’esistenza ciclica crebbe. Quando vide la sofferenza dei rifugiati tibetani intorno a lui così come quella dei soldati che occupavano il Tibet, la sua compassione per tutti gli esseri senzienti aumentò.

Quella trasformazione non si sarebbe verificata se non fosse diventato un rifugiato. Ricordo Lama che, congiungendo i palmi, diceva quanto apprezzava le persone che gli avevano causato tutte quelle difficoltà. Questo mi colpì molto perché non era per nulla arrabbiato e apprezzava sinceramente le persone che gli avevano causato dei problemi.

Perciò quando pensi a qualcuno che ti rende la vita difficile, metti in pratica il Dharma che hai imparato e trasforma il tuo stato mentale. Facendolo crescerai nel Dharma e aumenteranno la fiducia e il coraggio nell’affrontare le difficoltà. La tua mente sarà gioiosa. Potresti essere perfino in grado di dirgli “grazie” per averti dato l’opportunità di cambiare e crescere. Se vogliamo conseguire le realizzazioni del Dharma dobbiamo praticare la pazienza e sviluppare forza d’animo. Per farlo abbiamo bisogno di persone che ci mettano alla prova. Per questo motivo dobbiamo apprezzarle e ringraziarle.

Ci sono molti modi di vedere una situazione difficile allo scopo di trasformarla in gioia e coraggio. Se crediamo davvero al karma e lo comprendiamo -cioè che le nostre azioni producono i risultati corrispondenti di cui facciamo esperienza- allora sapremo che se critichiamo gli altri, inevitabilmente gli altri ci criticheranno. Noi abbiamo creato la causa con la nostra rabbia, la nostra mente critica e giudicante e la nostra tendenza ad incolpare gli altri. Quando riconosciamo che siamo noi a creare le nostre miserie e che tutto ciò che sperimentiamo è perché abbiamo fatto qualcosa di simile a qualcuno in questa vita o nelle precedenti, allora diventa facile iniziare a praticare il Dharma e trasformare le avversità nel sentiero.

Facendo del male agli altri nel passato, in maniera indiretta abbiamo fatto del male a noi stessi. Questo non vuol dire che meritiamo di soffrire; sperimentiamo semplicemente i risultati delle nostre stesse azioni. Se trattiamo gli altri con gentilezza e compassione, creiamo le cause della nostra felicità futura. Capendo questo presteremo più attenzione alle nostre azioni, porteremo più pace nelle nostre vite e influenzeremo gli altri in positivo.

Inglese version: Transforming adversity into joy and courage

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