Visualizzare il Buddha

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Parte di una serie di brevi discorsi sulla pratica preliminare (ngöndro) della presa di rifugio.

  • La visualizzazione descritta nella Lama Chӧpa Jorchӧ Puja
  • Le qualità e le opere del Buddha

Stages of the Path 54: Visualization verse (download)

09-05-09 Stages of the Path #54: Refuge ngondro Pt.3 (ngondro visualization verse) – BBCorner

Continuiamo con la spiegazione di come fare la pratica ngöndro del rifugio. Ieri ho parlato della visualizzazione e ho pensato di leggervi semplicemente ciò che viene detto nel Lama Chӧpa Jorchӧ Puja, una puja che si fa abbastanza spesso nella tradizione tibetana e che include quasi tutte le pratiche ngöndro. Essa comprende il rifugio, le prosternazioni e le offerte, e varie altre cose. Quando vivevo a Kopan negli anni ’70 Lama Yeshe ci faceva fare questa puja tutti i giorni. Dice:

Davanti a me, tra un oceano di offerte Samantabhadra…

Questo significa che da ogni offerta ci sono raggi di luce con altre sette offerte, e da ciascuna di esse vi sono raggi di luce con altre sette offerte. Significa semplicemente una grande abbondanza di offerte meravigliose.

In un oceano di offerte Samantabhadra, nel mezzo di un trono spazioso di gemme preziose c’è un trono più piccolo, radiante di gioielli, su cuscini di variegati fiori di loto, sole e luna,

Questi rappresentano i tre principali aspetti del sentiero

C’è la mia guida spirituale radice, nell’aspetto di Śākyamuni Buddha.

È questo ciò di cui stavo parlando ieri, vedere l’essenza del nostro insegnante e l’essenza del Buddha uniti.

Il suo corpo è una pura luce dorata radiante ed è adorna della protrusione della corona.

La protrusione della corona è il bozzo sulla testa, che è uno dei 32 segni principali che il Buddha ha ricevuto per via del suo grande accumulo di meriti.

La mano sinistra del Buddha è nel gesto della meditazione (in grembo) e la mano destra (sul ginocchio destro) è nel gesto del toccare la terra.
Egli siede nella posizione vajra (a gambe incrociate) e indossa le tre vesti zafferano brillante.

Le tre vesti zafferano di un monaco sono il nostro shamdab, la veste inferiore, quella gialla che portiamo durante gli insegnamenti che si chiama chӧgu, e l’altra è il namjar, che nella tradizione tibetana l’hanno solo le persone pienamente ordinate. Quella è una veste di spessore doppio, che serviva anche come coperta e cappotto e così via quando faceva freddo.

Raggi più splendenti del sole si irradiano dal suo corpo nelle dieci direzioni. Gli occhi non si stancano mai della sua forma risplendente, con i suoi perfetti segni e marchi.

I segni e i marchi sono i 32 segni e gli 80 marchi di un essere pienamente illuminato.

Le orecchie non si stancano mai del suoi eloquio incantevole con le sue sessanta melodie.

La parola del Buddha ha sessanta qualità.

La sua mente vasta e profonda è un tesoro di conoscenza e amore, e la sua profondità non si può misurare.

“Vasta” è in relazione a bodhicitta – “profonda” è in relazione alla vacuità”.

Libera da tutte le macchie dell’imperfezione, egli è la realizzazione di tutte le buone qualità.

“Libera dalle macchie” indica che il Buddha ha purificato tutto ciò che c’è da purificare, e “realizzazione di tutte le buone qualità” significa che ha sviluppato tutte le buone qualità al massimo grado, e così esse sono illimitate. Il significato di jangchub o illuminazione jang significa purificare, chub espandere. La parola Buddha, o sangye in tibetano, sang pulire, gye arricchire, migliorare. Quella frase ci mostra sia il lato della rinuncia sia il lato delle realizzazioni o della coltivazione.

Il solo ricordare il Buddha allontana le paure e l’ansietà dell’esistenza ciclica e della pace autocompiaciuta.

“Pace autocompiaciuta” significa il nirvāṇa solo per noi stessi.

Egli mostra molteplici sorprendenti poteri come le dodici opere.

Le dodici opere sono le dodici opere di un Buddha che è un Buddha che gira la ruota- In altre parole, non tutti i Buddha girano la ruota del Dharma, in un luogo e in un periodo storico dove non c’è nessun esistente insegnamento buddista. Śākyamuni Buddha lo fece.

Ci sono dodici opere, imprese, gesta: discendere dal paradiso Tuṣita, entrare nel ventre di sua madre magicamente, nascere dal lato destro della madre, rinunciare alla vita, compiere le pratiche ascetiche, ottenere l’illuminazione, insegnare. Ogni Buddha che gira la ruota del Dharma compie queste dodici imprese e le usa per domare esseri in innumerevoli mondi.

Quando immagini il Buddha e la luce che irradia dal Buddha, tutta quella luce che va verso l’esterno, non va solo al nostro pianeta, ma a tutti i sistemi planetari in tutto l’universo. In altre parole, il Buddha si manifesta in tutte le diverse forme adatte ai diversi esseri senzienti in quel tempo.

Inglese version: Visualizing the Buddha

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