Prendere rifugio nel guru

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Parte di una serie di brevi discorsi sulla pratica preliminare (ngöndro) della presa di rifugio.

  • Le pratiche Ngöndro creano merito e purificano le negatività
  • Vedere l’insegnante come il guru ultimo o il Buddha
  • Prendere rifugio nell’insegnante è prendere rifugio nei suoi insegnamenti

Stages of the Path 52: Refuge and guru refuge (download)

09-03-09 Stages of the Path #52, Refuge ngondro Pt.1 (guru refuge) – BBCorner

Abbiamo finito il rifugio ieri. Non ho descritto in dettaglio il Buddha, il Dharma e il Sangha perché ho pensato che gran parte di quel materiale contiene varie cose tipo liste di qualità e così via -e non volevo leggerle tutte. Ma studiarle è davvero di grande ispirazione. Quello che stavo pensando di fare è parlare della pratica Ngöndro del rifugio.

Ci sono varie pratiche Ngöndro. Una è il prendere rifugio. È una pratica meravigliosa perché il Ngöndro e le pratiche tantriche, che sono preliminari per un ritiro tantrico, servono a creare merito e purificare le negatività. Prendere rifugio è una di quelle pratiche. Nelle quattro tradizioni tibetane ci sono modi diversi di farla. Il modo specifico in cui noi la facciamo è come pratica separata, non svolta insieme a prosternazioni o ad altro, ma come pratica separata. Recitiamo: “Prendo rifugio nel guru, prendo rifugio nel Buddha, prendo rifugio nel Dharma, prendo rifugio nel Sangha” 100.000 volte più un dieci per cento, e il dieci per cento del dieci per cento e così via (111.111). La cosa essenziale non è il conto totale, la cosa essenziale è la sensazione reale del prendere rifugio nel guru, Buddha, Dharma e Sangha.

È una pratica molto bella. Domani inizierò a parlare della visualizzazione da fare e del modo in cui la visualizzazione viene usata. Si pensa alle negatività create rispetto al Guru, al Buddha, al Dharma e al Sangha e si purificano quelle nello specifico. Poi si pensa alle loro specifiche qualità -bisogna immaginare che quelle qualità entrino in te.

Alcuni chiedono perché si consideri il guru quando si fa il ngöndro del rifugio. “Tutti parlano dei Tre Gioielli e qui la tradizione tibetana ha il guru, come mai?” Quando ti riferisci al guru come rifugio non stai parlando della personalità del tuo insegnante spirituale. È davvero importante capire che il guru come oggetto di rifugio è ciò che viene chiamato il “guru ultimo”, che fondamentalmente è il Buddha. Si tratta in sostanza della mente onnisciente di tutti i Buddha che si manifesta in tutte queste forme diverse. È questo ciò che si intende con l’espressione “guru ultimo”, e quello è il guru in cui noi prendiamo rifugio.

Non è la personalità dell’insegnante. Piuttosto, nella pratica tantrica -non sto parlando della pratica sutra ma nella pratica tantra- vediamo l’insegnante come la manifestazione del Buddha. Non si tratta di attaccarsi alla personalità dell’insegnante e all’insegnante come essere umano. Piuttosto, ha più a che fare col vedere l’insegnante come una manifestazione che ci può guidare. Il motivo è che questo aiuta la nostra mente a prendere i suoi consigli più seriamente.

L’aspetto negativo deriva dall’attaccarsi eccessivamente all’insegnante come personalità e pensare che quella persona è il nostro rifugio. Quella persona è impermanente e un giorno lascerà il corpo. In quel momento, se siamo molto attaccati, a quel punto è come se perdessimo il nostro rifugio e non sappiamo più a chi rivolgerci. Ecco perché è molto importante vedere che il guru in cui stiamo prendendo rifugio non è altro che l’incarnazione del Buddha, del Dharma e del Sangha -che non spariranno quando il corpo fisico del nostro insegnante non ci sarà più. Dico questo perché ho visto molta gente che, quando il loro insegnante muore, pensano “E adesso cosa faccio?” Ma se hai pensato a questo in profondità, non è l’insegnante come persona, è il Dharma che hai appreso, e sono le qualità dell’insegnante che servono da modello per ciò che vuoi diventare. Quando il tuo insegnante non c’è più fisicamente, il Dharma che ti ha insegnato è certamente presente. Il Dharma nelle loro menti è disponibile affinché tu lo studi, entri in contatto con esso, lo pratichi e realizzi nella tua mente. È questo il modo in cui noi prendiamo rifugio nel guru -questo è davvero importante. Non si tratta di un quarto oggetto di rifugio. Va visto come l’incarnazione del Buddha, Dharma e Sangha.

Quindi, se qualcuno ha un’immagine -sto provando a pensare alla visualizzazione del rifugio- perché è così che appare: c’è un grande trono e sopra di esso ci sono cinque troni più piccoli. Ma quando è raffigurato in un dipinto appare come il campo di merito, ma anche diverso perché la figura centrale è Śākyamuni Buddha invece di Lama Tsongkhapa; e anche perché è un grande trono con cinque troni sopra invece che un albero che cresce da un oceano di latte e un grande loto sopra.

Inglese version: Taking refuge in the guru

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